in differita a suon di phon

Stanotte ho preso la paura. Sono tornata a casa con Rama e già mi pareva che non mi entrassero le chiavi di casa in casa e ho detto no, mi devo lavare i denti che ho mangiato la cipolla, no. Poi non so come ma è andato tutto bene e sono riuscita a entrare e mi sono detta ma io ho fame prima di lavarmi i denti e ho cercato una merendina senza glutine in frigo ma non c'era perché l'avevo mangiata di pomeriggio accidenti a me. Non faccio a tempo a smettere di lamentarmi che mi passa una cosa viva accanto che non era Rama ma più bassa e ho pensato ai procioni di Candy Candy che erano tanto carini ma una volta alla tele ho sentito che sono cattivi, tipo mordono. Ho preso la paura e ho detto oddio i topi. E invece era il gatto del secondo piano che non so da dove sia passato ma usciva di corsa da camera di Mari tanto che sono andata a controllare se avesse pisciato sul letto ma magari annusava e basta. Ho svegliato Rama per farle capire che c'era il gatto e lei ha fatto avanti e indietro in casa a cercarlo fino a quando non l'ho portata in balcone e lo abbiamo visto sulle scale, dietro le grate e Rama ha pianto come due persone che vorrebbero ma non possono.


Mi mangiano le zanzare perché ho l'Autan di quando ancora vivevo nell'altra casa e forse non va più bene, Autan mi sei scaduto?
Dico esco, ci salutiamo, salutiamoci va bene
Ci vediamo, mi dici, noi andiamo là, vieni?
Sono a piedi
Sono in bici
I miei amici hanno la macchina
Disturbo?
Sei troppo complimentosa, smetti
Allora io vado in questo posto che pareva esserci Raffaella Carrà sotto cocaina a metterci la musica e provo un senso di vergogna ASSOLUTO a ballare un qualcosa di vitale che rimanga a sud della Svezia
Chiedo il rum cooler all'unico barista al mondo che non solo non sa farlo, e me lo dice pure, ma probabilmente fino a due minuti fa ha smontato moto perché serve da bere con le unghie nere che sarei voluta scappare in farmacia a comprare il gel dell'Amuchina per disinfettarlo
Dici che merda questo rum cooler, dico c'hai ragione, certo io se mi perdo non ho nessun numero di telefono eh
Ah, non hai nessun numero di telefono eh, fa un'amica tua e tac ho il suo numero di telefono Sai com'è, hai difficoltà a scrivermi una mail
Niente, tac e ho un secondo numero di telefono di un'altra amica tua
Ma ti devo far vedere che non c'ho le malattie del sangue per un cazzo di numero di telefono? E poi la gente nei posti si struscia e si struscia per dire alla gente guarda, io mi struscio a lei che non si struscia a te ma che vorrebbe strusciarsi all'altra e intanto l'altra pensa a chi strusciarsi, io mi struscio a lei che non si struscia a te ma che vorrebbe strusciarsi all'altra e intanto l'altra pensa a chi strusciarsi e io sto sugli scalini e mi comprano anche l'acqua minerale da bere
Allora io poi vedo Perino e dico Perino, c'è tanta promiscuità in giro, non ci capisco più niente, si strusciano tutti con tutti ma mi sembrano infelici anche se sono ben vestiti, Perino

Cane, l'alta velocità è un'altra cosa
1.
Sono arrivata alla stazione con i miei soliti venti minuti di anticipo, non fosse che la congiunzione astrale tra l’emozione di vedere Rama e le mestruazioni mi ha allarmato alle 8.57 con treno alle 8.59 perché non avevo obliterato il biglietto. Fortuna, strano a dirsi, ha voluto che guardando l’obliteratrice del binario dirimpetto mi rendessi conto del quasi fatale errore e sciabattassi verso il medesimo (binario, non errore) per validare l’interregionale biglietto per Milano e il di alta velocità prezioso tagliando che mi permetterà, con soli euro 8 sommati a euro 47 di ricongiungermi col cane. Ad aspettare al binario tre di Porta Susa che non c’ha una panchina una ma una bella distesa di cemento che a sedersi col sole pure all’otto c’hai la percezione di morire, ti pare d’essere un gatto schiacciato sulla strada, che ancora non l’ha raccattato nessuno. Accanto a me c’era una ragazza indiana sovrappeso che continuava a starnutire e mi sono dovuta girare dall’altra parte per il terrore che c’avesse – non so con che criterio da me dedotto – l’influenza A (H1N1). Non posso più sentire smoccicare qualcuno che penso abbia una malattia infettiva che aspetta solo di diffondere. Mi sono visualizzata lo sputo frammentato, che immagino scientificamente si chiami in un modo differente, volatilizzarsi nell’aere ed entrarmi dentro come nel cartone che ci facevano vedere a scuola da piccini al posto di fare scienze, Alla scoperta del corpo umano, dove per ogni cosa del corpo c’era un omino. Globulo rosso? Omino. Globulo bianco? Omino. Per cui son convinta di essere piena di gente, è chiaro che prima o poi qualcuno m’attacchi una malattia. 2. Sono alla stazione di Milano che aspetto il prestigioso ETR alta velocità per salirci in ciabatte. Trovo un posto dove mettermi a sedere e finisco accanto agli unici due cinesi che fumano in stazione e mi sposto, evitando per poco di collidere con un piccione. Questi piccioni ferroviari sono ridotti male oltre l’inverosimile della malattia dell’avifauna. Tutto questo perché m’ero fermata a guardare due carabinieri salire in stazione, totalmente incapaci di affrontare qualsiasi emergenza, pure lo scoppio di un petardo, pure la cacca di un piccione (come gli scivolano le zampe sul pavimento della stazione). Se non mi arrestassero o le cose truci che mi immagino, se solo non provassi la vergogna urlerei TARATATATA ai carabinieri grassi, mimando alla meno peggio il suono di una mitraglietta. E in realtà potrei scappare perché sono incapaci anche d’averci il fiato per rincorrermi. 3. Certo bella merda farsi due ore di interregionale senza aria condizionata e per di più coi finestrini di quasi tutti gli scompartimenti chiusi, coi bagni che in confronto il piscio di gatto è Chanel n. 5. E ora su questa fantomatica alta velocità non solo c’ho ‘sta tipa dirimpetto che continua a tirarmi calcetti negli stinchi brutta stronza che non sei altro e bella fava che ti sei comprata euro 1,50 di bottiglietta d’acqua da mezzo litro per berne quanta? Due dita? Tocca l’omino anacronistico che sale con una via di mezzo tra un secchio e una bacinella con “acqua, panini, birrette”. Chiede l’acqua e l’omino le dà l’acqua frizzante come se niente fosse (io non darei mai dell’acqua gassata se non mi fosse esplicitamente richiesto) e lei che per sua fortuna non pare italiana, se la fa cambiare con una naturale, “naturale”. Dicevo, oltre i calcetti di questa tipa onestamente dalla faccia di merda, che continua a chinarsi e poggiare la fronte sui gomiti incrociati e, smaniosa, cercare di dormire. Ci parla il capotreno che per la prima volta comunica ai gentili passeggeri (che sono gli stessi stronzi sudati dell’interregionale) che c’è a bordo addirittura, ADDIRITTURA, un addetto alla pulizia dei bagni e, in buona sostanza, se non li troviamo di nostro gradimento (piscio di gatto? Chanel n. 5?) lo possiamo segnalare e l’addetto verrà fustigato e con l’intera superficie del suo corpo, una volta scuoiato, si stamperanno biglietti di prima classe. 4. Ho il vomito. È scomparso il capotreno ed è apparsa divina la voce di un tipo che blatera di un “welcoming service” nella prima classe dove verranno serviti tè, caffè e poi inizia con una sfilza di marche e non si capisce una benedetta sega di niente (ma mai come quando si cimenta con l’inglese). Insomma, io ho pagato euro 47 per due ore di viaggio all’agghiaccio, con la gente che urla al telefono e che c’ha l’ignoranza al posto degli omini-globuli rossi mentre in prima classe mangiano gli snack incomprensibili, c’hanno i quotidiani omaggio (euro 1, oh oh oh) e, guardando fuori dal finestrino, stiamo andando a passo d’uomo. Se ha cristonato il papa perché è caduto dalle sue scarpette Prada, io che non sono papa e che viaggio in ciabatte bestemmio la madonna perché nelle campagne lombarde ci si è rotto il locomotore; è il capotreno della minchia a dircelo, gentili viaggiatori dobbiamo aspettare 90 minuti per un altro locomotore, tutto questo in italiano che a dirglielo in inglese alle americane qui accanto il capotreno della minchia non ci riesce perché gli hanno insegnato solo a dire Trenitalia wishes you a pleasant journey o Welcome on board of the Trenitalia Freccia Rossa della minchia. Torniamo a Milano Rogoredo trainati dalla motrice dal culo (nel senso di opposta a quella di testa) della Freccia Rossa. Ci hanno fatti scendere e risalire dopo minuti in numero di 15 su un altro treno che in qualsiasi altro paese userebbero per caricarci i maiali: alta velocità, dicono, io ci riesco a guardare le cose dal finestrino e finché le distinguo per me l’alta velocità è un’altra cosa.
In questi giorni sono stata dietro alla gatta di una mia amica che in realtà non ci conosciamo tanto ma mica è carino dire in questi giorni sono stata dietro alla gatta di una conoscente, che poi c'ho bevuto insieme qualche volta e già ci siamo offerte da bere quindi va bene tutto e poi è svizzera. Insomma stavo dicendo della gatta e di questi giorni. La gatta è una persiana sorda di 15 anni che dalle vertebre lombari in giù e ancora col pelo più corto che sembra c'abbia un paio di jeans bianchi (orrore) perché aveva tutti i nodi e il veterinario ha dovuto tagliare. Quando entravo in casa non sentiva niente e immagino sia uno degli aspetti macroscopici della sordità. La trovavo a dormire sul tappeto o in bagno e la toccavo piano con la mano per non spaventarla e subito a miagolare rauca come se le si fosse appena rotto dentro qualcosa. E io ciao gatto, hai fame? Solo vaglielo a spiegare che la ciotola ce l'ha in cucina, non sente un cazzo come fai a parlarci con la sordità? E comincio a sbracciarmi davanti, hai fame? Vieni su? Fino a che non le infilo la scatoletta di tonno e manzo sotto il naso e sembra rincuorarsi ma niente, allora la prendo in braccio e la porto in cucina. Solo che mentre mangia vuole essere accarezzata, e allora accarerza il gatto e apri le finestre per cambiare aria, e cambia l'acqua nella ciotolina che non fosse dal gatto ci mangeresti pure la macedonia col gelato. E poi pulisci la sabbietta sbrodolata dalla lettiera quando il gatto fa la cacca che per essere un gatto cazzo fa un sacco di cacca quasi come Rama solo che peserà che so, un sesto? Guardo stupida la lettiera che si fa in grumi laddove è pisciata dal gatto e vedi te il progresso a volte dove porta. Sto due ore a leggere, le faccio compagnia penso, solo che la gatta sta solo in bagno con la testa appoggiata al mocio e mi schifa. Poi torno a casa e guardo dalla finestra.

Ci sono delle contraddizioni stridenti nella modernità che mi fanno guardare storta d'ignoranza. Come all'amico piccione, amico progresso io ti domando il perché d'irrisolute questioni: perché le donne hanno ancora le mestruazioni? l'uomo è un bel pezzo che è andato sulla luna, il piccione ha probabilmente il cervelletto, perché, progresso, le donne hanno ancora le mestruazioni? Il secondo quesito riguarda le strade, ma è un po' come le mestruazioni: nel 2009 c'è ancora bisogno di gente che asfalta le strade a mezzogiorno? Respiramo il merdume catramoso che ribolle in pentoloni medievali caricati su camioncini ben lungi dall'essere euro4, s'abbronzano tutti coi segni della maglietta non si possono vedere. E le strade sono una merda. Mi sorride un* bambin* metrosexual rom mentre scrivo sul quaderno, è sporchissim*, più sporco dello sporco che si possa immaginare su un bambino con la maglietta bianca, così come i piedi e i capelli. Guarda mentro muovo la penna sui fogli, come se stessi facendo chissà cosa e io continuo e continua a guardarmi, finché non sorrido e mi sorride indietro e penso che forse è una bambina. M'intristisco sulla via per la mia ecografia transvaginale, chiedendomi se mai imparerà a leggere e a scrivere. Bel progresso del cazzo.